Dicono del mio album…

ROLLING STONE

Mai avremmo pensato di rovesciare il concetto di questa rubrica e di occuparci, anziché di esordienti influenzati dal passato, di una cantante veterana che si lascia affascinare dalle nuove generazioni.
Syria è ancora giovanissima, anche se ha almeno una decina di anni di carriera pop alle spalle, costellata di Sanremo e di Festivalbar.
Adesso ha deciso finalmente di fare quello che le pare e di rivolgersi al mondo musicale che sente più naturalmente vicino a sé.

Da questo nasce “Un’altra me”, un album dove si misura con le realtà indie italiane interpretando brani del repertorio di Mambassa, Perturbazione, Deasonika, ma anche di band ancora più underground come Non voglio che Clara, Blume, Atleticodefina, NorthPole e Marcilo Agro.
La produzione affidata a Cesare Malfatti dei La Crus mette il giusto timbro su un progetto che ha il senso preciso di valorizzare le capacità di
scrivere canzoni e melodie degli autori di nuova generazione, sdoganandoli presso un pubblico più largo.
Splendida, Ad esempio, la sua versione di “Non dimentico più” canzone che i Deasonika portarono a Sanremo e che qui acquista nuova linfa poetica.

XL di Repubblica

Dimenticate Syria.Punto. O meglio, dimenticate quella Syria. Quale?
L’adolescente che vinceva le selezioni per Sanremo giovani lavando con l’ammorbidente “Sei Bellissima.” di Loredana Bertè, che con una “Station wagon” santificava un abbozzatissima idea di libertà oppure l’imperdonabile paladina dell’ingenuità di “L’amore è”.
Quella di oggi è un’altra Syria. “Un’altra me”, proprio come annuncia il titolo.
L’idea è forte: Un disco in cui la cantante romana interpreta undici pezzi di alcune band italiane emergenti (Perturbazione, Mambassa, Marta sui tubi, Non voglio che Clara, Deasonika giusto per fare qualche nome) e un ottimo testo inedito di Sergio Endrigo musicato da Cesare Malfatti (Metà degli ormai disciolti La Crus) che con tocco rarefatto produce l’album.

Morte della divetta che annaspava in un giovanilismo isterizzante? Beh non esattamente.
Perché quel giovanilismo si è trasformato per miracolo in un attitudine alla freschezza.
Magari è troppo presto per incoronare Syria reginetta senza corona di quello strano regno che è l’indie pop nostrano, ma non troppo per ascoltare e stupirsi.
Piccole donne crescono…

ROCKSTAR

Ci vuole una buona dose di coraggio per fare un inversione di marcia radicale come quella che ha deciso di fare Syria che per il suo ritorno a tre anni da “Non è peccato” ha deciso di pescare dodici brani dell’universo indipendente e farseli cucire addosso dalla produzione di Cesare Malfatti dei La Crus.
I pezzi sono di NorthPole e Mambassa, Atleticodefina e Perturbazione, Deasonika, Marta sui tubi, Blume e Non voglio che Clare e il risultato sorprende per compattezza e riuscita al punto che sembra che Syria non abbia mai fatto altro.
Provate ad ascoltare “Il modo migliore”, in cui appare anche Giorgio Prette degli Afterhours: come sentire l’incontro impossibile tra i Queens Of The Stone Age e la migliore Loredana Bertè.

BEAT MAGAZINE

Si può percorrere una strada di canzoni pop, Sanremesi e “leggere”, e deviare verso una più impervia, di nicchia e poetica se vogliamo, denominata “indie”?
Questo disco sembra trovare una risposta decisamente positiva.
L’eterna fanciulla ha deciso di puntare la bussola ad un repertorio di cover della scena indipendente, terra straniera nella quale la sua voce trova uno spazio nuovo e accogliente.
A rendere speciale il viaggio ci pensano ottime interpretazioni, come “Canzone d’odio” dei Mambassa e “Cenere” dei Marta sui tubi, e l’inedito “Momenti”, un brano di Sergio Endrigo tenuto per troppo tempo nel cassetto di famiglia.
Dal suo, Syria, tira fuori un album rischioso, ma sorprendentemente piacevole.

RUMORE

La cantante romana si cimenta con un repertorio indie nostrano affidandosi alle cure di Cesare Malfatti (produzione) e Leziero Rescigno (arrangiamenti), con l’intento di mostrare (sin dal titolo) un aspetto inconsueto di sé.
L’idea è pregevole e spesso anche la scelta dei brani in questione, ma la resa non rende le aspettative: Il tessuto sonoro è monocorde e la produzione risulta patinata, come se una vernice grigia si fosse posata sulle 12 tracce.
Per questo pezzi come Cenere dei Marta sui tubi o La distanza dei NorthPole perdono l’anima in questa rivisitazione fatta nel tentativo di addomesticare suoni e parole, mentre Quattro gocce di blu dei Perturbazione riesce solo in parte a trattenere l’originario lirismo di un malessere privato.

Non mancano spunti interessanti come Canzone d’odio dei Mambassa, dove l’interpretazione esplode fuori dagli schemi prestabiliti, e Non dimentico più dei Deasonika, che restituisce una versione commossa scaturita (finalmente) dalle viscere.

RARO

In un periodo in cui molti artisti hanno scelto il remake o i duetti, Syria ricorre alla scena indipendente italiana per acquisire linfa nuova dal panorama rock: Dodici canzoni di gruppi quali NortPole, Filippo Gatti, Marta sui tubi, Blume, Perturbazione, Mambassa ed altri, oltre ad un inedito di Sergio Endrigo.
Erano tre anni che Syria non pubblicava un suo disco e questo suo “Un’altra me” ci fa conoscere un artista che ha voglia di misurarsi con diverse realtà musicali, che ha voglia di sperimentare (coraggioso l’intento in questo periodo) e soprattutto di ricorrere ad un uniformità sonora che spazia all’interno di vari stili, in primis l’elettronica e il new jazz.
L’album si apre con La distanza dal repertorio dei NorthPole, anche primo singolo e video che ben introduce il resto del disco.

Accattivante è Le paure, ripresa dai Non voglio che Clara, brano dotato tra l’altro di un bel testo; Più appassionata è Canzone d’odio dei Mambassa, mentre ballad è Non dimentico più dei Deasonika.
Di grande atmosfera è Momenti di Endrigo donata a Syria da Claudia, la figlia del cantautore, e musicato da Cesare Malfatti dei La Crus.
Una Syria in dimensione indie proiettata positivamente verso il futuro.

TGCOM

Ricordate la ragazzina che colpì pubblico e critica per il suo candore sul palco di Sanremo ’97, vincendo la categoria giovani con la melensa “Non ci sto”? Dimenticatela. Ricoperta di (bellissimi e colorati) tatuaggi, madre della piccola Alice e sposa del produttore Pierpaolo Peroni (dietro di lui il successo degli 883), Syria ha appena pubblicato “Un’altra me”. E volta pagina. Coraggiosa, spiazzante e fantasiosa, l’artista interpreta undici brani della scena “indie” e l’inedito “Momenti”, scritto da Sergio Endrigo e presentato (senza successo) per il Festival di Sanremo.

Da Syria ci si aspetta un disco pop, leggero e che abbia successo in estate candidandosi a tormentone. E invece no. Con il suo settimo album Cecilia Cipressi (è il suo vero nome) cambia volto, anzi dodici volti, e si presenta al suo pubblico per spiazzare, ma anche per ammaliare con nuovi sound e brani famosi nella scena underground musicale, ma sconosciuti al grande pubblico. Le canzoni sono dei Nothpole, Deasonika. Non voglio che Clara, Filippo Gatti, Mambassa, Perturbazione, Marta sui Tubi, Blume, Marcilo Agro e Atleticodefina.
E allora entriamo nel mondo fatato di Syria. Sulla copertina del disco la cantante è ritratta come fosse un fumetto mentre stira i panni in mezzo ad un bosco incantato.

Il booklet è essenziale ma ricco di fantasia, sono addirittura ritratti i numerosi pupazzi che Syria confeziona artigianalmente per passione. “Un’altra me” si apre con “La distanza” dei Northpole, il primo singolo raccontato anche dal videoclip – per la regia di Romana Meggiolaro -, che descrive la necessità di inseguire un’intuizione. Il secondo singolo è la travolgente “Canzone d’odio” dei Mambassa con un riff elettronico che cattura sin dalle prime note.

Da segnalare anche “Momenti” scritta da Sergio Endrigo e musicata da Cesare Malfatti (La Crus). Il brano è stato presentato per Sanremo, ma non ha riscontrato il gradimento della Commissione selezionatrice. Peccato perché “Momenti” ha un’atmosfera quasi da sogno, inizia con un crescendo di archi ed elettronica. “Troppo silenzio per aver voglia di cantare/ viene voglia di lasciarsi andare/ – canta Syria – non comprare più il giornale/ è questa nuova indifferenza/ che le stelle e tutti i sogni miei porta via”.

Una piccola poesia forse troppo intimista per un palcoscenico fatto di lustrini e paillettes. La canzone ha anche un valore affettivo molto importante per Syria, dal momento che Endrigo era uno dei più cari amici del padre,discografico importante del passato. Tra le chicche del disco anche “Quattro gocce di blu” dei Perturbazione, gruppo osannato dalla critica e “Terra” dei Marcilo Agro. Quest’ultimo brano ha un ritmo coinvolgente che termina sul finale con una risata e una voce di bimba, quasi fosse una dichiarazione d’amore con la propria figlia.
Un’altra Syria, un’altra occasione per un’interprete che ha abbandonato la vecchia etichetta discografica (la Warner) per essere più libera. Libera di creare e anche di far entrare la fantasia e lasciarla correre lungo dodici convincenti e belle canzoni.

TV SORRISI E CANZONI

Il settimo album di Syria arriva dopo tre anni di silenzio.
Periodo in cui è maturato il cambiamento che l’ha portata ad abbracciare la musica “indie” (indipendente) italiana.
Prodotta da Cesare Malfatti dei La Crus, Syria ha scelto di reinterpretare 11 tra i più bei brani usciti negli ultimi anni come “La distanza” dei NorthPole o “Canzone d’odio” dei Mambassa.
In più un prezioso inedito di Sergio Endrigo.
Coraggiosa.

KATAWEB

Il nuovo disco di Syria, Un’altra me, è una sorta di best of della scena indie italiana. Undici pezzi su dodici sono firmati da artisti che l’italiano medio stenterà a riconoscere: Nothpole, Deasonika, Non voglio che Clara, Filippo Gatti, Mambassa, Perturbazione, Marta sui tubi, Blume, Marcilo Agro, Atleticodefina. “La scelta dei pezzi è partita dai testi – racconta Syria – Poi con il produttore Cesare Malfatti abbiamo lavorato agli arrangiamenti. I brani scelti sono tutti editi, noi li abbiamo semplicemente rivisitati”.

L’unico inedito, una vera e propria perla, è il brano Momenti, scritto da Sergio Endrigo. “La figlia di Endrigo, Claudia, aveva diversi testi nel cassetto – dice Syria – Mi ha dato una responsabilità enorme facendomene scegliere uno. Alla fine ha detto che non potevamo fare di meglio. Ora non vedo l’ora di suonarlo dal vivo”. Momenti è una canzone lenta, struggente, con un testo estremamente attuale: “Troppo rumore per pensare/ Troppo rumore per avere voglia di cantare/ E viene voglia di lasciarsi andare/ Non comprare più il giornale/ E’ questa nuova indifferenza/ Che le stelle e tutti i sogni miei porta via”.

Un’altra me è un album moderno. I testi aderiscono alla realtà come una muta sulla pelle, i suoni sono dilatati, quasi sospesi, ed esprimono la vitalità e l’inquietudine di una generazione di musicisti precari anche nei sentimenti. E pensare che fino a qualche anno fa il nome di Syria era legato a colleghi ben più “radiofonici”: Biagio Antonacci (per il brano Fantasticamenteamore del 2001), Max Pezzali (Essere in te, 2002), Jovanotti (Se tu non sei con me, 2002, e L’amore è, 2003), Occhi fragili (Gianna Nannini, 2002). Poi qualcosa è cambiato. Nel 2005, in seguito all’uscita del precedente album Non è peccato, Syria ha iniziato a esplorare nuovi territori. “Per dieci anni ho pensato solo ai meccanismi discografici – racconta lei – Ho vissuto con i paraocchi. Per fortuna mi sono fermata un attimo e mi sono svegliata.

Mi è servito il teatro, l’esperienza che ho fatto con Paolo Rossi (nello spettacolo Chiamatemi Kowalski, ndr). E’ come se Paolo mi avesse dato un calcione per svegliarmi. Mi ha fornito nuovi stimoli. E ha funzionato anche con la musica. Ho trovato il tempo per ascoltarla, per leggere recensioni, per stare in mezzo alla gente durante i live”. Da qui il grande salto verso la musica indipendente. Un salto coraggioso che, da solo, varrebbe il costo del CD (che, a proposito, ha un prezzo speciale di 15 euro). “Ho conosciuto artisti che sfornano canzoni e suoni straordinari, che fanno ancora musica con passione. Non ho fatto altro che attingere a questo universo indie. L’ho fatto con timidezza e anche con un po’ di paura, certo. Mi dicevano: “Vedrai qualcuno avrà da ridire”. Ma sono felice di averlo fatto”.

La “rivoluzione” di Syria si è estesa anche alla copertina del nuovo album, il settimo da studio. Non più una sua foto ma un disegno. Si tratta di un’illustrazione di Ana Bagayan, giovane artista nata in Armenia che ha realizzato, in passato, l’illustrazione per il DVD H2Odio di Alex Infascelli. “Le ho detto che mi sento come una che stira i pensieri – rivela la cantante – E lei mi ha preso in parola: nel suo disegno sono alla tavola da stiro e al posto dei panni ci sono lunghi fogli pieni di parole”. Che dire, la musica di Syria ha preso proprio una bella piega.

SOUNDBLOG

ora che è uscito il nuovo disco di Syria “Un’altra me” non possiamo che confermare le attese: è davvero un bel disco.Nato dall’esigenza di esplorare nuovi mondi musicali, questo album è un tributo ai migliori gruppi indie del nostro panorama. Dai Perturbazione ai Marta sui tubi, dai Deasonika ai Northpole… E ancora Mambassa, Filippo Gatti, Non voglio che Clara, Blume, Marcilo Agro, Atleticodefina. I brani sono arrangiati e adattati dal bravissimo Cesare Malfatti, mente musicale dei La Crus.

FOR YOU

Un’altra me è un album giovane, l’unico vero inedito è “Momenti” un brano molto bello anche se a tratti quasi struggente, le altre canzoni, che non sono certo da buttare, sono state firmate da artisti poco noti. Syria ha certamente fatto una scelta difficile scegliendo brani in un certo senso underground ma probabilmente il suo pubblico, quello vero, non farà fatica ad apprezzare una Syria meno commerciale ma più autentica. Un’altra me probabilmente rappresenta una nuova Syria, forse quella vera e merita il massimo rispetto da parte di tutti.

EXTRA MUSIC

È da un po’ che Syria meditava questo disco, magari inconsapevolmente. Ma la collaborazione con Francesco Bianconi dei Baustelle per la cover di “Bonnie & Clyde” di Serge Gainsbourg compresa in “Non è peccato” (2005), poi il duetto con Fabio De Min dei Non Voglio Che Clara in “Sottile” (dal secondo album, omonimo, del gruppo bellunese, del 2006), quindi le numerose apparizioni live a fianco di svariati bei nomi dell’indie nazionale.

Se gode di grossa stima presso il giro dei musicisti indie, non si può dire che Syria sia popolare presso il pubblico che segue i suddetti: il suo passato sanremese e melodico non le ha costruito una buona fama tra i seguaci dell’indipendenza. Un’opposizione che ha dell’incredibile: invece di essere felici perché una cantante brava e dotata rischia in prima persona accostandosi all’indie, si storce il naso, un po’ come accaduto per la mega hit dell’estate 2007, quella “Bruci la città” che Irene Grandi ha ricevuto dalle manine del solito Bianconi.

Male, davvero male. Tanto più che Syria, aiutata dalla produzione artistica di Pasquale De Fina degli Atletico Defina, mette su un disco di tutto rispetto e grande spessore, con alcuni momenti davvero belli e dotato in generale di una sottile malìa che conquista poco a poco, ascolto dopo ascolto, rivelando doti di grande interprete, messa finalmente in grado di cantare canzoni degne di queste nome (e alcune sono grandi canzoni) e non la solita pappa preconfezionata da supermarket. La via percorsa negli arrangiamenti è decisa e neppure la più facile: si trattava di dare alle canzoni una lussuosa veste pop, senza scadere nel commerciale e senza sfornare delle copie carbone dei brani originali. Operazione riuscita in pieno, tranne forse per il primo singolo, il bellissimo “La distanza” dei Northpole, che forse è l’unico brano inferiore (e nettamente) all’originale.

Ma basta ascoltare i due brani dei Mambassa presenti in “Un’altra me”, “Canzone d’odio” e “L’antidoto”, per rendersi conto che la versione di Syria tira fuori tutta la bellezza nascosta degli originali. Il gioco riesce alla perfezione anche con “Quattro gocce di blu” dei Perturbazione e “1968” di Filippo Gatti, facendo sembrare gli originali niente altro che dei demo. Molto bene anche “Le paure” dei Non voglio che Clara, trasformata da intensa ballata pianistica a inquietante trip hop alla Portishead, e “Momenti”, testo inedito di Sergio Endrigo musicato da Cesare Malfatti dei La Crus. Simili agli originali, ma belli, “Prenditi cura di me” dei Blume, “Non dimentico più” dei Deasonika, “Il modo migliore” degli Atletico Defina. Meno intensa dell’originale, invece, “Cenere” dei Marta sui Tubi.

Un album che gli appassionati di musica indie farebbero bene a procurarsi, perché è destinato a piacergli in fretta, passato l’iniziale spaesamento dovuto alla consuetudine con le versioni originali dei brani. E che avrebbe la carte in regola anche per accostare un pubblico mainstream sempre più stanco della solita pappa, come testimonia il successo dei Baustelle. Ma forse manca un singolo capace di agganciare ipnoticamente e istantaneamente, con un solo passaggio in radio. E i video girati, piuttosto piatti e poco d’effetto, non aiutano a sfondare presso la fascia di utenza più popolare. Peccato, il disco è molto bello anche se non immediato e rappresenta un’altra tappa della presa di coscienza che la vera musica italiana è quella indie e una decisa svolta nella carriera di Syria (e speriamo non ci siano ripensamenti).

Ai duri e puri basterebbe ricordare che quando i Depeche Mode passarono dalle canzoncine bubble gum degli esordi ai grandi album che sappiamo, nessuno storse il naso, tutti ascoltarono il prodotto e applaudirono. Messaggio chiaro, direi.




Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.